Dott. Franco Sponziello
Psicologo

Articoli e pubblicazioni - Anno 2019

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Volentieri cedo questo spazio al comunicato degli Psicologi ostunesi che sottoscrivo totalmente
Immigrazione e Sicurezza – Impatto sui territori D.L. n. 113/2018
All’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia
Al Sindaco, agli Assessori ed ai Consiglieri comunali del Comune di Ostuni
Agli organi di stampa
Come cittadini e come psicologi pugliesi e italiani, non possiamo rimanere inerti di fronte all’ingiustizia e alle crudeltà che si perpetrano quotidianamente sulla pelle degli ultimi, per iniziativa di chi detta leggi inique e con il silenzio complice di chi non vi si oppone con forza. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte alla quotidiana barbarie verso persone che hanno l’unica colpa di essere disperate, fragili, indifese e quindi facile obiettivo di una politica xenofoba, bisognosa di individuare un capro espiatorio per i mali che affliggono il nostro Paese. La nostra scelta personale e professionale è stata ed è quella di prenderci cura del disagio e delle sofferenze umane. Per questo, non possiamo e non vogliamo far finta di nulla dinanzi ai corpi torturati di un’umanità che bussa alle porte e per cui l’opinione pubblica sembra assolutamente desensibilizzata. “Restiamo umani” non è solo un incitamento verso l’Altro: è soprattutto un richiamo disperato al rischio della disumanità che cova dentro noi stessi. L’attuazione del recente cosiddetto “Decreto per la sicurezza” si prefigura come l’ennesimo passo che renderà questo rischio concreto e purtroppo irreversibile. Tanti nostri colleghi che lavorano sul territorio denunciano quotidianamente situazioni drammatiche. I beneficiari di Protezione Umanitaria (tra cui soggetti vulnerabili come madri sole con bimbi, persone con problemi fisici e psicologici e altre fragilità) finora ospitati presso i Centri di Accoglienza, “grazie” a questo decreto-legge non potranno più essere inseriti in progetti SPRAR e dovranno lasciare tempestivamente i Centri di Accoglienza Straordinaria non appena ritirato il permesso di soggiorno. Tanti di loro sono neo maggiorenni e saranno costretti a vivere per strada, senza nessun servizio di integrazione, come poter studiare la lingua italiana o avere assistenza psicologica. Questi servizi, fondamentali ad una vera integrazione e sicurezza, sono banditi dal nuovo Decreto Legge. Alcuni verranno letteralmente gettati per strada: donne già traumatizzate per l’inferno che hanno attraversato, bambini in stato di disagio, malati e impauriti, abbandonati a se stessi. Sta già accadendo! Le strade si riempiranno di persone disperate, facili vittime della delinquenza e della violenza razzista. E tutto questo paradossalmente sarà utilizzato da chi ha formulato la legge per confermare l’esistenza di un “problema di ordine pubblico”. Un problema che gli stessi governanti, con queste scelte normative, stanno creando. Ci interroghiamo sulla schizofrenia della legge che, se da una parte intende colpire il caporalato e le forme di sfruttamento verso i migranti, dall’altra li perseguita annientando i loro diritti e calpestando la loro dignità di esseri umani. La Regione Puglia vive in prima linea il dramma dell’accoglienza e da anni lavora per costruire speranza e integrazione, in una terra che conosce bene i drammi della migrazione e della discriminazione. Come psicologi spesso partecipiamo a progetti e dibattiti, anche nelle scuole, per promuovere l’integrazione e l’inclusione in diversi settori della vita civile. A questo tipo di mentalità cerchiamo di educare i giovani, anche in un’ottica di prevenzione di disagi e conflitti futuri. Ma il messaggio che arriva ai ragazzi attraverso le scelte politiche come quelle del “Decreto sicurezza” è palesemente in contrasto con gli obiettivi che tentiamo di perseguire. Un messaggio che esalta la negazione dei diritti dell’altro, il disconoscimento della sofferenza altrui, la distruzione del rispetto delle differenze, della solidarietà, della curiosità per altre culture. Ecco perché sosteniamo e incoraggiamo tutte le iniziative che vedono il nostro Ordine prendere pubblicamente posizione su questo tema drammatico, per trovare forme adeguate a mantenere integro il senso del nostro lavoro a favore di chi soffre! Vogliamo continuare a sentirci rappresentati in modo chiaro e forte da una istituzione che si fa portavoce della nostra ribellione civile verso chi semina odio nei confronti dei deboli, a chi aggiunge sofferenza a chi già soffre”. Moltissimi minori e neo-maggiorenni che avevano già avuto un permesso di soggiorno umanitario non potranno rinnovarlo, e - se ancora non avranno raggiunto i requisiti per la sua conversione in un permesso di lavoro (cosa difficilissima in questi tempi di crisi economica per tutti, ma anche di discriminazione nell’accesso a lavori stabili soprattutto per i giovani non italiani) - e se avranno superato i 18 anni anche solo di un giorno, saranno di fatto, anche in questo caso, dei nuovi irregolari. A fronte dell’assenza di accordi di rimpatrio con quasi tutti i loro Paesi di origine, questi ragazzi diventeranno giovani adulti marginalizzati, potenziali vittime di tratta e sfruttamento, individui soli che avranno invano, per anni, frequentato la scuola, fatto tirocini, costruito relazioni, contribuito allo sviluppo culturale, sociale e anche economico delle nostre città. In nome di tutto questo chiediamo con forza a chi ha il potere di farlo di intervenire nel percorso di conversione del decreto-legge immigrazione e sicurezza pubblica. Chiediamo di modificare in maniera sostanziale tutte le previsioni che rischiano di comportare l’irregolarità delle persone presenti sul territorio, anche se entrate come minori soli non accompagnati, e che quindi vanificherebbero il percorso, così fragile ma preziosissimo, che in Puglia, come in altre città d’Italia, è stato costruito con l’impegno di tante persone e che tanta ricchezza ha già donato alle nostre società. Questo decreto mette in atto delle procedure che vanno contro ogni diritto alla persona e noi abbiamo degli esempi della nostra quotidianità che lo dimostrano: da almeno una settimana ci sono molte persone lasciate sole poiché i Centri di Accoglienza Straordinaria in cui si recano le persone che hanno ottenuto la Protezione Umanitaria, che non è più contemplata dal DL sicurezza, saranno messe alla porta. Tutte queste persone vulnerabili, donne, bambini e ragazzi minorenni saranno lasciate a loro stesse senza alcuna tutela per la loro salute e per i loro diritti e saranno lasciate in strada: questa situazione non porterà assolutamente maggiore sicurezza, quindi non solo nuocerà ai diritti dei migranti, ma nuocerà anche a noi. Con il DL sicurezza verrà cancellato anche il permesso di soggiorno per motivi umanitari, che aveva durata di due anni e che consentiva il diritto al lavoro e alla salute: questo è inaccettabile! Verranno tolti una serie di diritti fondamentali e tutto questo non sarà una cosa positiva nemmeno per noi. Se verrà tolto il diritto alla salute, per fare un esempio, il migrante che ha una malattia contagiosa e non può essere curato, inevitabilmente potrebbe contagiare tutte le persone con le quali verrà a contatto. Le persone che giungono in Italia sono persone che soffrono, portatrici di disagi psicologici, sintomi post traumatici, che hanno perso dei familiari, spesso vittime di tortura, di cui portano i segni visibili e crediamo e ribadiamo a gran voce l’importanza della loro presa in carico. La Puglia è sempre stata vista come una Terra accogliente, ma di questi tempi notiamo che anche qui il vento sta cambiando e si respira un clima di odio, come un po’ in tutta Italia. Vogliamo unirci, come persone a come categoria professionale, per dire NO al DL sicurezza. Chiediamo quindi al Sindaco di respingere il Decreto sicurezza, come già fatto in molti Comuni italiani, e di dichiarare Ostuni città dell’accoglienza. Ci uniamo alle dichiarazioni del Consiglio Nazionale Ordine degli Psicologi, all’Ordine degli Psicologi della Regione Puglia cui chiediamo sostegno, a tutti i colleghi che in questi giorni hanno spontaneamente unito le loro riflessioni per giungere ad un programma di azione condiviso!
Gli psicologi di Puglia sono con i migranti.
Gli psicologi di Ostuni sono con i migranti.


Possiamo cambiare il nostro cervello? Con il dr. Luciano Peccarisi, neurologo e il dr. Franco Sponziello, psicologo

Organizzato dall’Uni3 presso la Biblioteca comunale di Ostuni il 25 gennaio e presentato dal presidente prof. Lorenzo Cirasino, si è tenuto l’incontro dal titolo “Possiamo cambiare il nostro cervello?”. Relatori, il dr. Luciano Peccarisi, neurologo e il sottoscritto in qualità di psicologo. Tema avvincente che ha destato l’interesse dei partecipanti. In sintesi, di seguito gli argomenti trattati. Occorre un notevole sforzo per cambiare. Infatti, capita spesso di osservare dei vecchi amici che non sono, come si suole dire, cambiati per niente. Riconosciamo subito quel tipo particolare di modo di fare, di ridere, scherzare, manifestare emozioni, anche se non sappiamo nulla delle idee e le informazioni nuove che nel frattempo hanno acquisito. Magari sono diventati giudici, medici o scrittori. Questo dipende dal fatto che il nostro cervello si è evoluto. Noi possiamo cambiare il nostro cervello, mentre l’animale non lo può fare perché mente e cervello, in essi, sono la stessa cosa. Uno è la macchina e l’altro l’esecutore che realizza i programmi già scritti e predeterminati. La mente possiede un certo margine di discrezionalità, perché l’esperienza della vita fa cambiare qualcosa alla rigida scaletta del copione da eseguire: nascere, sopravvivere, riprodursi e morire. Ma sono dettagli, eseguirli alla perfezione significa essere un buon pilota. Proprio con un buon pilota della Ferrari che deve guidare al meglio sfruttando tutte le caratteristiche migliori dell’auto. La nostra mente oltre a essere espressione del cervello biologico, è il frutto dell’educazione, esperienza, società e cultura che ci circonda. Molto più grande del cervello che la contiene, può agire su di esso sia in senso negativo che positivo. Non ci vergogniamo ad andare dall’ortopedico, piuttosto che dall’otorino o da altri specialisti, ma se si tratta nel nostro cervello, meglio ancora, della sua diretta produzione, la mente, ecco comparire una sorta di tabù: dobbiamo farcela da soli! In sé non è sbagliato e, spesso, le problematiche possono anche risolversi senza conseguenze: rapporti amorosi finiti, lievi incidenti, avversità lavorative, incomprensioni, fino al lutto, sono esperienze traumatiche ma ‘fisiologiche’. Se, invece, anche a partire da un lieve trauma, il periodo di difficoltà perdura nel tempo aggravandosi, allora è bene chiedere aiuto, poiché anche il cervello si sta modificando. Esso, infatti, è un organo come tutti gli altri, dunque può accadere che si ammali o sia in momentanea difficoltà e come gli altri, può modificarsi e cronicizzare un dato disturbo. La capacità del cervello di modificare la propria struttura in risposta all’esperienza prende il nome di neuroplasticità. Quando si dice che il comportamento e l’esperienza modificano il cervello si vuol proprio intendere che essi modificano il cervello fisicamente. Il cervello di un bambino cresciuto in Italia si costruisce con una struttura cerebrale diversa da quella di un bambino cresciuto in Finlandia. Questa è la ragione per cui il primo, da adulto, capirà l’italiano facilmente e il secondo no. In questo caso non si può esattamente dire quali siano le differenze strutturali, ma si sa che una parte del cervello è stata modificata da esperienze diverse.


Meteoropatia e scelte
Ho vissuto la prima parte dei miei anni in un ambiente ancora incontaminato, quando c’erano le famose quattro stagioni . Erano riconoscibilissime, con variazioni relative e minime: la primavera era mite; la temperatura in estate, raramente superava i trenta gradi; a seguire, l’autunno riempiva di foglie gialle aiole e strade alberate, e infine l’inverno, mai tanto freddo, una settimana con la neve la regalava quasi sempre anche a Ostuni. Il mare era pulito e… va be’, ora rischio la melensaggine più retorica, ma è davvero difficile non paragonare i cambiamenti climatici repentini e disastrosi cui stiamo assistendo, con solo qualche decennio addietro.
Meteoropatia
È una sindrome che pare in aumentando proprio per l’intensificarsi dei cambiamenti climatici e comprende una serie di disturbi più o meno significativi, che si presentano in relazione, appunto, a particolari variazioni del tempo. I sintomi più comuni riguardano l’umore che può subire notevoli cali, fino alla depressione. Possono presentarsi anche ipotensione, astenia e desiderio di rimanere da soli in casa. Di frequente compaiono fastidi gastrointestinali, emicrania, difficoltà respiratorie (respiro corto), dolori muscolari e articolari. Infine, comuni sono senso di malessere diffuso, insonnia, irritabilità e instabilità dell’umore. La meteoropatia, nei vari stadi, colpisce per lo più persone sensibili, particolarmente emotive, con una bassa soglia di risposta allo stress, con salute cagionevole e/o con sistema immunitario non ancora strutturato o deficitario (bambini e anziani in particolare).
Le scelte
Di chi è la responsabilità? Sì, anche nostra e delle scelte che operiamo quando abbiamo l’opportunità di decidere chi dovrebbe tutelare l’ambiente. Comprendo, senza ovviamente giustificare, i meccanismi spesso maniacali che conducono alcuni leader politici a fomentare astio e paure immotivati: sono il mezzo più diretto ed efficace per abbassare il senso critico, quello che ci fa ponderare le cose che ci dicono: sono reali o “gonfiate” ad arte. Solo per esempio, l’ego smisurato di Trump nega i drammatici, quanto evidentissimi, cambiamenti climatici, per cui gli USA continueranno a inquinare alla grande. Una sorta di leader dei “NoClimate” (non so se esista già questo neologismo che si aggiunge ai vari NoVax, NoQui, NoQuo, NoQua…), che negano che il clima del pianeta sia ormai alla frutta, anzi, alla resa dei conti. Ultimamente si è unito a questa simpatica associazione di negazionisti (i NoClimate, appunto), anche Jair Bolsonaro, l’italo (ahimè) brasiliano da poco eletto presidente: il Trump brasiliano . Bolsonaro vuole la creazione di un’arteria stradale nella foresta Amazzonica (il polmone della Terra già ridotto all’osso) e altre trovate devastanti. Grande responsabilità è anche degli altri leader internazionali che non si oppongono concretamente al negazionismo. Ormai sono anziano e probabilmente avrò la sventura di assistere solo a una piccola parte del disastro ambientale, quello che ora si sta solo parzialmente annunciando. Ma le nuove generazioni, le mamme, i genitori che continuano per paura o per disinteresse a sottovalutare il problema, sostenendo oggettivamente i NoClimate, stanno compromettendo il proprio e l’altrui futuro, in una sorta di malato contagio del delirio negazionista. Gli scienziati avvertono che abbiamo solo altri dodici anni per fare qualcosa. Dopo, il processo sarà irreversibile. Iniziamo da questo 2019 informandoci, parlandone, preferendo i nostri rappresentanti istituzionali tra chi pone attenzione ai temi ambientali e non alla costruzione di muri e di odio.


Stereotipi e pseudo-verità
Ostuni non si presta molto all’utilizzo della bicicletta, troppe salite. A me piacerebbe pedalare, ma mi accontento di camminare a passo veloce quasi ogni giorno. In ogni caso, non mi è mai piaciuto dipendere dall’auto (per la cronaca possiedo una vecchia Stilo, la cui carrozzeria è ormai ridotta male). Eppure, ricordo le attenzioni che, comunque, all’inizio ponevo: la consideravo nuova per sempre. Invece no: il primo graffietto, la seconda ammaccatura, finché ci si fa l’abitudine, si accetta l’elaborazione che il tempo produce. Beh, in un certo senso è anche fisiologico abituarsi agli effetti del tempo che trascorre. Eppure, soprattutto negli ultimi decenni sembrerebbe proprio che non riusciamo ad accettare il normale intervento del tempo.
Il cervello ha i suoi tempi
Già prima della comparsa dell’Homo Sapiens, cui noi siamo i diretti discendenti, l’evoluzione ha adattato il cervello umano e il suo “prodotto” diretto, la mente, a ritmi ben precisi, un tutt’uno con i cicli della natura. Nel corso dei secoli, con il modificarsi delle abitudini di vita sempre più incalzanti (dovute anche all’evolversi dei commerci), le funzioni mentali si sono pian piano adattate ai nuovi ritmi. Questi cambiamenti, però, sono avvenuti nell’arco di centinaia di anni consentendo una graduale trasformazione delle capacità cognitive e strutturali del cervello. Negli ultimi decenni, invece, è come se avessimo vissuto diversi secoli in pochi anni: l’evoluzione dell’informatica e dell’informazione, per esempio, ci costringe ad accelerare oltre misura anche i nostri processi di pensiero. Ma attenzione, non siamo ancora pronti (se mai lo saremo…) ad affrontare la mole di sollecitazioni senza rischiare un blackout psico-fisico. Secondo il prof. David Meyer, direttore del dipartimento Cervello, Cognizione e Azione dell’Università del Michigan, la mente umana utilizza un numero relativamente limitato di canali che filtrano e analizzano le informazioni che giungono al cervello.
Un imbuto con il collo troppo stretto
Insomma, ci illudiamo di poter gestire i tanti stimoli, ma il risultato può condurre a un vero e proprio crollo che di solito non ha manifestazioni eclatanti, ma può produrre rigidità del pensiero e diffidenza verso le alternative vissute come ulteriore sovraccarico. Le nostre capacità critiche si attenuano, impegnati come siamo a gestire l’incessante bombardamento di pseudo-verità, fino ad arrenderci, diventando più vulnerabili e soggetti a manipolazioni. Rischiamo, dunque, di accettare come farina del nostro sacco, posizioni, stereotipi e convinzioni che giungono dall’esterno, poiché non abbiamo il tempo e gli strumenti per elaborare la complessità oggettiva dei vari input. Insomma, una falla nella quale passano concetti estranei che viviamo come prodotti da noi, ma che rappresentano una sorta di “invasione aliena” una “resa” alla esemplificazione; un po’ come quando un apparato elettrico, o la caldaia del riscaldamento, va in protezione: funziona, ma con ridotta capacità proprio per evitare danni maggiori. Chiediamoci se ciò che reputiamo vero e assoluto oggi, è frutto di un’elaborazione già presente negli anni, oppure è una novità relativamente recente: in quest’ultimo caso, cerchiamo alternative valide e di comprendere le varie sfumature. Accettare acriticamente, equivale all’illusione di fermare il tempo, non ammettendone il suo naturale trascorrere, il suo grande valore elaborativo e di crescita. Se questo “crollo” ci costringe a vivere solo l’ora e subito, va da sé che presente e futuro, saranno vissuti come ennesimo problema da (non) affrontare.

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