Bellissima giornata primaverile. Un tepore che mette allegria, come del resto è normale in questa stagione. Mi piace anche il caldo estivo, sempre che le temperature si mantengano, come sempre, sotto i ventotto gradi. Sono in fila con tanta altra gente nell’arena dell’Anfiteatro Flavio; da qui sembra davvero immenso. Di solito assisto ai giochi dagli spalti, pieni anche oggi di gente particolarmente agitata e urlante. In coda, c’è chi ha in mano un frustino, alcune donne un
calceo, che sembra la solita scarpa, ma ha l’aria di essere particolarmente rinforzata. Mano a mano che la fila avanza, dal lontano centro dell’arena provengono colpi sordi a cui corrispondono grida più o meno forti di dolore. Strano, mi dico, non sono preoccupato. Anzi, non vedo l’ora che giunga il mio turno di… Già, di cosa? Intanto che ci penso, siamo quasi arrivati al centro. I colpi si fanno più forti, accompagnati da un “
tie’!”, da un “
te gonfio come ‘na zampogna!” e da ingiurie non riferibili. Le risposte si limitano a “
ahia!” e “
mamma mia che botta!”. Ecco, tra poco tocca a me. Inizio a vedere alcune persone sedute su delle panche, mentre prendono schiaffi, scarpate e insulti dai componenti la lunga fila. Ma io non voglio colpire nessuno, per carità! Non conosco nemmeno questi poverini seduti lì e… No, un momento… Non so bene in quale anno e in quale governo, ma questi li ho già visti. Sì, in Tv! Quello è un ministro? E quell’altro un sottosegretario? Guarda lì, un altro ministro, anzi due; no, tre. Tutti a prendere ceffoni e ciabattate. Chiedo a chi mi sta vicino cosa succede e lui, con espressione meravigliata, mi fa “
stamo a menà li politici che nun so’ stati de parola”. Sto per chiedere altro, ma un suono mi attrae, una specie di musica ripetitiva che mi distrae fino a… sì, a destarmi. È la sveglia, è ora di alzarsi, ma prima devo decidere se era un incubo o un bel sogno.
“ma che faccia da schiaffi!”
Alzi la mano chi non ha mai detto o pensato (almeno) questo, di alcuni rappresentanti dei governi nazionali o locali. Sia ben chiaro che non tutti i politici sono uguali, ovviamente, ed è sbagliato sostenere che non esistano persone valide e oneste; ce ne sono e non sono poche. Purtroppo i
professionisti del tre carte, come definisco molti politici e governanti, spacciano per indispensabili realizzazioni di progetti che non portano nulla di realmente valido per i cittadini, né a breve né a lungo termine. Al di là della facile deduzione sui reali interessi di alcune iniziative, di certo c’è che tanti personaggi politici sembrano fatti con lo stampo. Eppure continuano a essere votati, anche quando non hanno mantenuto le promesse fatte in campagna elettorale o, peggio, rischiano direttamente o appoggiando loro alleati, di creare conflitti, guerre, distruzione. Allora, perché li votiamo, siano essi a capo dei governi, delle Regioni o dei Comuni?
La sindrome dell’arroganza
Molti considerano i politici una casta, una sorta di razza a parte: nascono già così, si riproducono, hanno il gene del pensare a se stessi, del non fare niente ma fatto bene. Ovviamente sono del tutto uguali a noi, benché gli statisti qualcosa di particolare, di differente dovrebbero possederla: la lungimiranza, la visione globale del futuro, come per esempio, i padri costituenti e tante altre personalità di grande caratura civile e morale, che si sono susseguiti. Capita, invece, che i governanti degli ultimi decenni - e non mi riferisco a un unico schieramento in particolare - siano piuttosto miopi, presi solo dal gradimento immediato. Ma se determinati comportamenti negativi si ripetono, perché gli elettori continuano a votare le stesse persone? Durante un scambio di idee con il mio caro amico, nonché direttore di questo mensile, Ferdinando Sallustio, lui mi chiedeva con la sua proverbiale verve ironica “
I potenti sono folli per definizione? Perché noi (quelli che votiamo) crediamo alle loro promesse? Siamo leali o siamo democretini?”. Qualcuno disse “il potere logora chi non ce l’ha”, ma pare non sia proprio così. Il potere può logorare e uno studio pubblicato nel 2023 su Cambridge University Press*, ipotizza proprio come il potere possa modificare alcuni tratti della personalità.
È stata definita
sindrome di Ubris, arroganza appunto, l’insieme dei sintomi che fanno sentire ingiustificatamente speciale il personaggio in questione. Nel corso del suo mandato, egli acquisisce sempre più spavalderia con la convinzione di essere superiore, di meritare molto più di quanto già non abbia in termini di potere, di considerare chi si oppone, un intralcio inutile al proprio operato. Solo chi è d’accordo merita una certa considerazione e i giudizi e le critiche espresse dall’opposizione e dai media, servono solo a confermare la giustezza infinita delle decisioni prese. Mano a mano che il tempo trascorre, si sente inebriato dalla propria posizione e dal potere che lo rende intoccabile. L’autostima sale alle stelle e l’individuo si sente sempre più invincibile e incontestabile. Ciò conduce inevitabilmente a commettere errori su errori, peraltro sottovalutati o, addirittura, spacciati per tattiche e strategie necessarie. Confusione e cambiamenti repentini di rotta, caratterizzano l'operato di questi soggetti. Questa nuova sindrome, ha molti punti in comune con il disturbo narcisistico patologico, ma a differenza di esso, parrebbe regredire quando decade la carica. Per il narcisista patologico, invece, le condizioni non potranno che peggiorare se eletto a una carica politica. Facile immaginare le conseguenze per i cittadini e per la popolazione mondiale, quando il politico è capo di una super potenza e riceve sostegno da suoi omologhi sparsi per il pianeta.
Il prosciutto sugli occhi
Le domande sorgono spontanee: ma perché li votiamo, o continuiamo a farlo, nonostante le esperienze negative? I marziani sono loro o chi si ostina caparbiamente a non vedere i risultati reali, spesso deludenti se non disastrosi, e continua a dargli fiducia? Eh sì, noi c'entriamo, anche a causa di un bias, una distorsione cognitiva, che non ci consente di ammettere i nostri errori. Idealizziamo le persone in cui abbiamo riposto tanto affidamento, fino a sentirle quasi di famiglia, incapaci di tradirci; finalmente abbiamo trovato la persona giusta, seria, competente, disinteressata, colei o colui che ci salverà. Ma dove si nascondeva finora, dov'era? Può addirittura somigliare a un parente; ha anche un modo così chiaro e diretto di presentare le questioni e poi è simpatico, insomma, la persona giusta! Se molto ricco, per alcuni il candidato diventa ancor più affidabile poiché è stato furbo e abile a farsi i milioni, dunque va seguito ed emulato, trascurando da dove proviene tutto quel denaro. Altri ancora sembrano figli del popolo e parlano come noi, dunque ci identifichiamo così tanto in essi, che ammettere, poi, i loro errori equivarrebbe ad ammettere di aver sbagliato. E qui
il cervello dice alt!
Nel numero di settembre del 2025, scrissi un articolo su uno dei bias più comuni che riveste un ruolo importante anche in questo ambito. Riporto alcuni spunti: "La negazione difensiva è una forma di distorsione cognitiva, un cosiddetto bias che consiste nel negare o sminuire realtà e situazioni ritenute spiacevoli, nel tentativo di ridurre l'ansia a esse collegata. Le tensioni che si verificano in presenza di pensieri e comportamenti in conflitto tra loro possono, infatti, scatenare contrasti emotivi di difficile gestione. Questo processo è spesso automatico e inconscio, radicato nei meccanismi psicologici che regolano autostima e senso di identità. I bias cognitivi sono anche scorciatoie mentali che ci spingono a prendere decisioni irrazionali e/o a interpretare la realtà in modo distorto."
In altri termini, a molte persone riesce difficile constatare e ammettere di aver sbagliato, poiché sarebbero messi in discussione principi, comportamenti e modi di pensare radicati profondamente.
Ho semplificato le risposte alle domande di Ferdinando per ragioni di spazio, ma anche perché è un argomento molto complesso. Alle prossime votazioni, siano esse locali o nazionali, oltre a recarci in tanti, cerchiamo di approfondire i programmi proposti dai candidati e lasciamo da parte la simpatia che in alcuni casi potrebbe essere fuorviante.
P.s.: la temperatura massima estiva sotto i ventotto gradi, me la sono concessa in sogno, ahimè, presumendo quelle medie nell’Italia dell’epoca. Un buffetto sulla guancia, forse l’avrei dato anch’io, ma nella realtà preferisco sostenere candidati di comprovata onestà intellettuale.
*Fonte: https://www.cambridge.org/core/journals/psychological-medicine/article/consider-the-hubris-syndrome-for-inclusion-in-our-classification-systems/2BD9CCD92BE816A808C356EF8BCC4D63